Alastair aveva ragione.
Mi sono venuti due brutti lividi, il più grosso dei quali ha le dimensioni di mezzo savoiardo o tre quarti di pavesino. Color inzuppato nel caffè, si intende. Quanta voglia ho di un tiramisù adesso.
Al lavoro, per il momento, pericolo scampato. Ho evitato curiosità, domande e gossip grazie a un convenientissimo coprispalle con maniche a tre quarti. Comunque, la star della giornata sono stati i miei capelli.
Ho la fortuna di conoscere delle fate davvero creative. Del tipo che non si limita a intrecciarti i capelli di notte per dispetto, no: loro annodano, arrotolano, costruiscono sculture e cattedrali di capelli! Quindi, almeno per oggi, avevo con me la perfetta arma di distrazione di massa.
Domani, chissà. Potrei dare la colpa a un infermiere maldestro durante un prelievo. Sempre più credibile di un vampiro maldestro. Povero Alastair... che poi, la colpa non è nemmeno tutta sua. Per cominciare, io non avrei dovuto muovermi. Però, anche lui, non dirmi che non ha tutta questa esperienza nel mordere fanciulle sveglie e consenzienti... eh già, sempre e solo belle addormentate negli ultimi secoli, sai che noia.
Il nostro è stato un incontro provvidenziale. È stato un incrocio di bisogni. Lui aveva bisogno di compagnia. Io, di avventura.
Anche in una casa affollata è possibile avere un po' di privacy. Soprattutto d'estate, quando le porte devono restare chiuse per non far scappare gli spiritelli del gelo dalla stanza in cui li hai rinchiusi. Io che non ne ho al mio servizio sono costretta a mitigare il caldo in maniera più tradizionale, finestre aperte e zanzariere abbassate per impedire a quelle fastidiose succhiasangue ronzanti di venire a farmi visita. Scoperta dell'anno: le zanzariere non funzionano contro i succhiasangue che hanno i pollici opponibili. È così che Alastair è entrato.
Per farla breve, io gli ho detto "per favore, non mordermi sul collo" (un classico!), e dopo un minimo di negoziazione, ci siamo accordati per un braccio. Il sinistro. E meno male, perché non avrei proprio saputo come nascondere due lividi così brutti sul collo. D'estate.
Dopo, lui si è scusato subito per i lividi, anche se lì per lì non si vedeva niente e io non gli ho creduto. E mi ha detto il suo nome. Buffo, non glielo avevo chiesto prima di offrirmi volontaria. Sempre che Alastair sia il suo vero nome. Era in vena di chiacchiere. Immagino sia normale dopo qualche centinaio di anni di solitudine.
Lo rivedrò? Chi lo sa. Il mio bisogno di avventura non si è ancora placato. C'è da augurarsi che a lui non sia bastata una notte per alleviare la solitudine.
La prossima volta, però, meglio andarci più cauti con i morsi.
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